Trading online e siti pirata: come comportarsi

La Consob ha come si suolo dire “l’accetta tra i denti” a causa dei numerosi siti web illegali sorti (e che continuano a sorgere) nel mondo del trading online. I dati messi insieme dall’ente hanno dimostrato che siamo davanti ad un fenomeno in sviluppo continuo e che del resto desta molte preoccupazioni. Può infatti capitare con troppa facilità (e non per colpa degli investitori) di inciampare in un sito fraudolento che tutto fa fuorché garantire la sicurezza e il guadagno degli investitori, i quali invece si ritrovano a subire perdite facendo trading su valute o metalli preziosi

Trading online e siti pirata: i dati raccolti

L’autorità italiana ha raccolto dei dati che mettono in bilico la sicurezza per i traders: se 167 sono stati gli interventi di chiusura dei siti pirata nel 2017, in questo nuovo anno, soltanto nei primi mesi, la chiusura ha coinvolto per 183 siti, di cui 71 hanno subito cessazione, 89 sono stati segnalati all’autorità giudiziaria, 7 sono incorsi in sospensioni cautelari e 8 hanno il divieto di operare.

Esempi lampanti sono siti come quelli che hanno una sede dichiarata nelle isole (tipo la Sucaba Enterprise Ltd e la Becfd Limited con sedi nelle isole Marshall). Molte volte le società vengono create subite chiuse nel giro di pochissimo tempo, e soprattutto con sedi particolari tipo Cipro e Malta

Le normative UE in materia di siti pirata di trading online

Oggi però le norme provenienti dall’unione Europea sono così ferree da voler provare a scoraggiare !a creazioni di siti pirata. In particolare si vorrebbe evitare che per l’apertura di codesti siti vengano utilizzate sedi come Oceania o Bermude, che consentono ai “pirati” di non subire gli effetti delle sanzioni.

Lo strumento nelle mani della Consob che consente un intervento tempestivo, quanto meno sul territorio italiano, è l’articolo 7 opties del Tuf, una norma entrata in vigore nel 2018, che permette alla Consob di attuare la cessazione immediata dI siti illeciti ma anche delle società che tuttora sfruttano il potere del call center per poter ammaliare potenziali clienti (di norma, si fa esplicito riferimento a quei sedicenti consulenti che si servono dei call center siti in Albania o Romania).

In fondo affidarsi al mondo del trading e delle criptovalute sta diventando una moda, quindi l’impegno a rendere questa tendenza sicura sta crescendo. Su siti come https://www.giocareinborsa.com/trading-online è possibile farsi un’idea di come realmente funzioni il trading online

Oscuramento siti del trading online: ecco perché è difficile

Se i siti sono “pirata” perché non oscurarli? Perché oscurarli piuttosto che sanzionarli è più difficile, perché ci vorrebbero delle norme mirate e specifiche. Un’alternativa (non troppo sicura) spinge gli investitori ad affidarsi a operatori che non solo operano sul web ma anche attraverso un consulente fisico. In una situazione simile i risparmiatori corrono un rischio molto più alto anche perché le sanziona giuridiche non sarebbero applicabili per operatori del genere.

Coloro che lavorano a metà tra il web e la presenza tendono a promettere all’investitore/risparmiatore un guadano profittevole nel giro di pochissimo tempo, cosa che ovviamente non è. Non è, perché il trading richiede tempo e pazienza, e ovviamente come ogni cosa serve aspettare prima di ritrovarsi un gruzzolo nelle mani. In situazioni del genere, con false speranze e promesse non mantenute, verranno invece investire somme di denaro che non torneranno mai indietro.

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